Donna sdraiata con gli occhi chiusi e le mani sul petto e sulla pancia, in un momento di ascolto e connessione con il proprio corpo

I disturbi alimentari: quando ansia ed emozioni entrano nel corpo

La bulimia e i disturbi alimentari non sono qualcosa di “semplicemente” legato al cibo: molto spesso sono manifestazioni di ansia, stress e disconnessione dal corpo.

Per uscire davvero da questo disturbo che rovina la vita a così tante persone, occorre imparare
a riconoscere i propri stati emotivi, i propri bisogni non visti o non presi in
considerazione come vorremmo o avremmo voluto. Occorre imparare a gestire
impulsi ansiogeni
. Occorre tornare a sentirsi a casa nel proprio corpo.

Dietro il disturbo c’è altro

Prima di tutto occorre riconoscere che sotto questo disturbo si nasconde
altro.

Purtroppo o per fortuna so fin troppo bene di cosa si tratti: quella morsa
allo stomaco che l’ansia comporta
(ma quando ero giovane lo sapevo che era ansia?),
quella voglia di spaccare tutto e forse a volte di far male anche al tuo corpo, quella sensazione di non essere mai troppo brava, troppo magra, troppo in forma, troppo qualsiasi cosa per darti almeno la sufficienza.

Non sono solo parole: il corpo di un’adolescente non è equipaggiato
neurologicamente parlando per comprendersi e per dialogare consapevolmente con il cervello e anch’esso non è del tutto equipaggiato per autoregolarsi. D’altronde la maggior parte degli adulti è capace di autoregolarsi appieno – e capita spesso ancora anche a me nonostante il lavoro che faccio!

Un corpo in ansia parla molto di più di una mente in grado di capirla, quest’ansia.

Perché sì, il corpo parla, e quando è giovane e il sistema nervoso non del tutto
sviluppato, parla molto più forte. E prende il sopravvento. Anche laddove sembra
voler sparire.

Ragazza con sguardo assente che fissa un piatto di cibo

Un sistema nervoso sommerso dagli stimoli

Quando si è giovani non si vedono queste cose dall’esterno, le si vive e
basta, direttamente nel proprio corpo. Sia che lo si senta questo benedetto corpo, sia che lo si voglia nascondere, agli altri ma in primis a noi stesse.

Il punto è proprio questo: quello che sta succedendo non viene necessariamente riconosciuto come disagio psicologico, ma viene vissuto fisicamente, attraverso il corpo e il rapporto con esso. Un corpo e un sistema nervoso che non sono ancora del tutto formati e che
reagiscono come un flipper a stimoli a cui non sono in grado né di dare un
nome, né una “sana” risposta. Questo blocco da sovraccarico emotivo si manifesta spesso anche nello studio e nelle prestazioni scolastiche: se anche tu sai cos’è l’ansia da esame, leggi qui: Come superare l’ansia da esame e ritrovare la calma con il metodo NeuralYoga®.

Non vuol dire che tutti gli adolescenti debbano avere problemi di studio o i disturbi alimentari, ma che questi forse oggi sono molto più evidenti perché spesso la loro base è quell’ansia e quello
stress che vi sottostanno e che caratterizzano la nostra epoca: l’incapacità di gestire i troppi input non è solo metaforica. Il nostro sistema non è tarato per tutti questi stimoli, per la velocità a cui ci sottopone la nostra società: si è ormai tarato sull’incapacità di fermarci e stare. A fare? niente. Respirare, essere, vivere.

Siamo sempre iper-attivati, non ci fermiamo mai. E per il nostro sistema nervoso è come mettere le dita nella prese per ricaricare la nostra batteria interiore con un voltaggio che ci manda in corto circuito. E il corpo non regge.

I disturbi alimentari spesso rientrano in questo quadro e, sempre, ci fanno sperimentare una disconnessione dai segnali corporei: fame, sazietà e benessere vengono percepiti in modo distorto.
Riconnettersi al proprio corpo è fondamentale per ristabilire equilibrio e
controllo.

Ragazza seduta sul davanzale della cucina, con gli occhi chiusi e le mani sul petto e sulla pancia, in un momento di connessione con il proprio corpo

Quando il corpo adulto vive ancora in modalità sopravvivenza

Se il cervello e il sistema nervoso degli adolescenti non è ancora formato, cosa
succede in quello degli adulti che soffrono di i disturbi alimentari? Per anni, da
apparente adulta, ho vissuto con le attivazioni di quando ero adolescente. E di
certo non sono l’unica. Siamo tutti alle prese con le nostre ferite interiori, chi più chi meno le abbiamo avute tutti. E il corpo memorizza tutto. Ancor prima di aver la capacità di ricordare per immagini.

Quanti solchi lasciati da atteggiamenti altrui a loro volta dettati da solchi lasciati nella loro di memoria tanto tempo fa. Uscire da questo circolo è forse il senso della vita: staccarsi dalla pretesa che chi si deve o doveva prendere dura di noi lo faccia o lo dovesse fare come noi pretendiamo che venga fatto.

Ognuno ha i suoi solchi incisi nella pelle e i suoi strumenti per trasmettere amore. Non sempre sono quelli più adatti a chi lo riceve. E spesso da adulti, si vive mossi da questi solchi lasciati impressi nella pelle più che dalla voglia di uscire dal meccanismo inconscio che ne sta alla base.

Questo vuol dire che se non si esce mai dal survival mode per cui viviamo tutto
in maniera minacciosa (ovviamente in maniera inconsapevole), non cambia nulla
se si è bulimici, ansiosi, alcolizzati, dipendenti dal gioco, drogati. Si vive a
partire da automatismi incancreniti da tempo e, sì, è come se fossimo bloccati
nel corpo e nel sistema nervoso di un bambino.
O, peggio, di un adolescente gidicante e autogiudicante.

Dico peggio perché nell’adolescenza entra anche in gioco tutta quella parte
legata all’autostima e alla definizione del sé che, mamma mia, quanti danni può
fare.

Proprio come un suricato che scruta costantemente l’orizzonte in cerca di predatori, il sistema nervoso di chi soffre di disturbi alimentari si trova in uno stato di ipervigilanza perenne, incapace di abbassare la guardia

Suricati con occhi vigili come simbolo del sistema nervoso in stato di allerta

Ma allora cosa possiamo fare??
Rimanere bambini tutta la vita? Beh si spera che la consapevolezza un bel
giorno possa baciare tutti. E che magari si possa tutti avere la fortuna di trovare nel
proprio cammino qualcuno che ci aiuti a sviluppare questa consapevolezza.

Qualcuno che, con un sistema nervoso adulto nel vero senso del termine, ci possa condurre per mano nei meandri dei nostri meccanismi mentali. E anche fisici.

Imparare a regolare il sistema nervoso, insieme

Prima di tutto, un genitore dovrebbe essere questa persona. Ma sappiamo benissimo che purtroppo spesso sono proprio i genitori a essere adulti solo anagraficamente parlando. Quanti di noi adulti sono ancora alle prese con le proprie ferite e la propria incapacità di gestire le emozioni? Quanti ricadono ancora e ancora nel colpevolizzare, nel colpevolizzarsi, nella rabbia,
nella paura, nella frustrazione? Nell’incapacità di gestire le proprie insicurezze?

Un ragazzo, esattamente come un adulto con i disturbi alimentari, ha bisogno di qualcuno con un sistema nervoso regolato per poter co-regolare il proprio. Per comprendere a fondo questa dinamica biologica e relazionale tra genitori e figli, puoi leggere l’approfondimento su Cos’è la regolazione emotiva e perchè aiuta noi e i nostri figli, per capire come influisca sulla crescita.

E pratiche come lo yoga e la respirazione consapevole possono fungere da sistema nervoso adulto su cui appoggiarci per regolare il nostro. Possono aiutare chiunque a trovare in noi stessi quello spazio sicuro che spesso cerchiamo fuori di noi e che, ben venga, è dato proprio da una figura in grado di autoregolarsi.

Forse è per questo che nello yoga ho trovato un rifugio e che nello yoga insegno a trovare
rifugio: perché con lo yoga ritrovi un dialogo con parti di te che hai sempre
voluto far tacere o che non sapevi nemmeno stessero parlando.

E con questo non autorizzo nessun adolescente arrabbiato a puntare il dito, ancora, contro i genitori incapaci di tutto, a detta loro.

Tutti siamo co-responsabili delle dinamiche interne della famiglia. Possiamo consapevolmente decidere di cambiare il nostro ruolo. E di cominciare una nuova partita in questo lila (gioco) che è
la vita. Con più consapevolezza. Con più amore.

Adulto che tiene una mano sulla spalla di un ragazzo guardando il lago in silenzio

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