Bambini con e senza disabilità partecipano a un’attività di yoga e respirazione su tappetini colorati, guidati da un’insegnante in classe
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Corpo, emozioni e respiro: nuove possibilità di benessere per gli alunni con disabilità

Lavorando ma soprattutto stando a contatto con alunni, bambini e ragazzi con disabilità ho imparato a guardare oltre quello che vediamo a prima vista. Non tutti comunicano allo stesso modo, non tutti riescono a seguire le stesse attività e non tutti si sentono a proprio agio nelle medesime situazioni. Per questo, quando si propone un’attività, è importante lasciare spazio a esigenze e tempi diversi.

Per quanto mi riguarda, l’approccio yogico che ho imparato a trasmettere alle persone che si rivolgono a me per ritrovare un equilibrio interiore, trova la sua massima espressione proprio quando lavoro a scuola con alunni con disabilità. Con loro ogni esperienza è davvero qualcosa da costruire concretamente insieme.

Non servono posizioni difficili né particolari capacità motorie. Il più delle volte basta un movimento delle braccia, una lumachina che corre sulla schiena per raddrizzarla, un gioco con il respiro per creare un’occasione di scoperta. Magari non capiremo come quella scoperta venga introiettata come conoscenza, ma se ci aspettiamo che la nostra mente personale possa capire le infinite capacità del cervello, saremo sempre convinti che solo il nostro modo di imparare sia quello giusto.

Non esiste un solo modo di fare yoga

Bambina diversamente abile che guarda sorridente e felice la maestra, sdraiate entrambe sul tappetino yoga

Quando si pensa allo yoga, vengono spesso in mente tappetini, posizioni e persone sedute a occhi chiusi. Ma lo yoga non sono solo posizioni, non è solo pranayama. Lo yoga è un modo di vivere e rapportarsi agli altri nella presenza del momento. E quanto mi hanno insegnato a tal riguardo proprio le persone e gli alunni con disabilità con cui mi relaziono quotidianamente.

Con chiunque è necessario partire dalla domanda: che cosa può essere adatto in questo momento? Questo è ciò che mi chiedo sempre, al di là della persona che ho davanti.

Una posizione o un esercizio respiratorio può essere svolto da seduti, modificato oppure sostituito con un’attività più semplice. C’è chi partecipa volentieri attraverso il movimento e chi preferisce osservare prima di provare. Anche queste differenze fanno parte del percorso.

Nelle lezioni di gruppo, l’obiettivo non è far eseguire a tutti la stessa sequenza, ma trovare un modo perché ciascuno possa prendere parte all’esperienza. Senza confronti e senza aspettative irrealistiche, lo yoga può diventare un’occasione per conoscere meglio il proprio corpo e vivere un momento condiviso con il gruppo.

Il corpo e le emozioni

Non è facile spiegare a parole come ci sentiamo. La stanchezza, la tensione o il disagio si manifestano proprio attraverso il corpo, con irrequietezza, rigidità o difficoltà a concentrarsi. Nemmeno gli adulti hanno una consapevolezza corporea e la capacità di ascoltare l’intelligenza del corpo. Nessuno d’altronde ci insegna queste cose e chi le conosce deve andare a studiarsele dopo anni di inutile sofferenza.

Lumachina giocattolo appoggiata sulla schiena di un bambino durante un’attività di yoga adattato per sviluppare la consapevolezza corporea.

Con gli alunni con disabilità è ancor più sfidante riuscire a captare più che a capire come si sentono per modulare il nostro modo di aiutarli a uscire da un loop di emozioni che spesso non sono in grado di concepire.

Le attività con un approccio yogico possono offrire un’occasione per prestare attenzione a segnali per lo più sconosciuti – che comunque scorrono sotto la pelle di tutti – ma non per forza come faremmo noi: come ognuno sa fare.

Ognuno può cogliere un insegnamento da un’esperienza a modo suo. Credo fermamente che il ruolo di educatori e insegnanti sia proprio quello di e-ducare appunto: far emergere, trar fuori, aiutare a trovare una via d’accesso personalizzata al proprio sentire, libera da aspettative o standard precostituiti.

Un movimento lento, una pausa o il semplice contatto dei piedi con il pavimento sono esperienze concrete, che possono essere adattate alle capacità di ogni partecipante. Anche per persone nello spettro autistico o con ADHD. E che riportano un sistema nervoso agitato, in maggiore radicamento.

E sempre la mindfulness può aiutarci, proposta senza meditazioni complicate o richieste di immobilità. Ascoltare un suono, osservare un oggetto o seguire per qualche istante un movimento sono modi semplici per riportare l’attenzione a ciò che accade nel presente.

Spesso riporto l’attenzione dei miei alunni con disabilità al qui e ora chiedendogli ad esempio di trovarmi 3 o 5 oggetti rossi nella stanza. E ogni volta imparo da loro dei modi nuovi in cui me li mostrano: a parole, con un dito, con gli occhi, girando la testa, alzandosi…

Anche il respiro può diventare un punto di riferimento. Non è necessario modificarlo: si può semplicemente osservare come si muove il corpo mentre si inspira e si espira, lasciando che ognuno trovi il proprio modo di partecipare. O si può insegnare a calmarsi immaginando di soffiare le candeline o sulla cioccolata calda per raffreddarla.

Bambino che soffia su una candela durante un esercizio di respirazione per favorire la calma e la consapevolezza del respiro

E la coerenza cardiaca?

La respirazione a ritmo lento e regolare focalizzata sul cuore, utilizzata nelle pratiche di coerenza cardiaca, è un altro strumento utilizzo in primis con me stessa per co-regolare i sistemi nervosi non equilibrati e quando possibile, la insegno perché tutti possano ritornare al benessere al momento del bisogno. Il respiro infatti influenza le variazioni della frequenza cardiaca e interagisce con il sistema nervoso autonomo: imparare a regolarlo è lo strumento più prezioso che abbiamo per il nostro benessere!

Ovviamente con nessuno è opportuno applicare automaticamente una tecnica uguale per tutti. Alcuni possono trovare utile concentrarsi sul respiro, altri possono sentirsi a disagio. Per questo è importante procedere con gradualità, senza forzare il ritmo respiratorio e valutando le esigenze individuali. E questo vale ancor più coi bambini o con le persone con cosiddetta disabilità cognitiva.

Non si tratta di ottenere calma a comando, ma di proporre esperienze che possano essere utili e piacevoli per la persona. Perché chiunque è in grado di calmarsi: deve solo trovare qualcuno che trovi il modo per insegnargli come si fa.

V. di 3B durante in un mio intervento in una scuola media, mi ha ringraziata e mi ha detto tutta agitata come è abituata a essere: “Sì, è vero prima mi sono sentita calma ma sei stata tu!”

“Non è vero V., non sono stata io, sei stata tu! Io ti ho solo fatto vedere come farlo.”

Mi ha guardato felice e io lo ero ancora di più.

Ragazzi in classe con gli occhi chiusi e una mano sul cuore durante un esercizio di respirazione per la coerenza cardiaca.

Attività di benessere per scuole e centri diurni

Un progetto di yoga, respirazione e mindfulness adattato richiede confronto e collaborazione. Gli insegnanti e gli educatori conoscono i partecipanti, le loro abitudini e le situazioni che possono metterli in difficoltà. Partire da queste informazioni permette di preparare attività più adatte e di capire come inserirle nella giornata.

Gli incontri possono alternare movimento, giochi, ascolto e momenti di pausa. Non è necessario riempire tutto il tempo con esercizi: anche lasciare tempo “vuoto” per familiarizzare con un’attività o rispettare il bisogno di fermarsi è fondamentale.

Lo yoga non sostituisce gli interventi educativi, terapeutici o riabilitativi. Può tuttavia affiancarli e renderli più efficaci, offrendo un’esperienza diversa, nella quale il corpo non è valutato per quello che riesce a fare, ma diventa un mezzo per esplorare, comunicare e partecipare.

Naturalmente, i risultati non sono uguali per tutti. È il confronto con chi accompagna quotidianamente il bambino, insieme all’osservazione delle sue risposte, a permettere di capire se una proposta funziona e come eventualmente modificarla.

Uno spazio in cui sentirsi accolti

Nell’inclusione, spesso sono i dettagli a contare: poter scegliere, non essere messi a confronto con gli altri, avere il tempo di capire che cosa sta succedendo e sapere che ci si può fermare.

Ragazzo con sindrome di down che ride felice di fianco all'insegnante in una stanza con delle piante

Lo yoga adattato può contribuire a creare questo tipo di esperienza, mettendo insieme movimento, attenzione e ascolto in una forma accessibile. Non occorre cercare risultati straordinari. È più utile partire da ciò che ha senso per ogni bambino e costruire il percorso un passo alla volta.

Per le scuole e i centri diurni che desiderano introdurre queste attività, il primo passo è proprio questo: conoscere il gruppo, confrontarsi con gli educatori e individuare proposte realistiche, rispettose e condivise.

L’inclusione non riguarda soltanto le attività proposte al singolo bambino, ma anche il clima e le relazioni che si creano in classe. Ne parlo più approfonditamente nell’articolo dedicato allo yoga inclusivo e al clima in classe.

Fare spazio alle differenze non significa rinunciare a proporre nuove esperienze. Significa trovare il modo giusto per renderle possibili.

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